Categoria: AI Adoption

This category explores AI adoption in enterprise environments, focusing on real-world experimentation, SDLC integration, governance models, and organizational transformation. Rather than treating Artificial Intelligence as a standalone trend, these articles analyze how AI becomes embedded within processes, teams, and architectural ecosystems.

  • Ouverture sul Quarto Cerchio – Atto I – Convergenza

    Ouverture sul Quarto Cerchio – Atto I – Convergenza

    Negli ultimi mesi, il concetto di Agentic AI è emerso come uno dei temi centrali nell’evoluzione dei sistemi informativi. Ma al di là dell’hype, ciò che sta realmente prendendo forma è una convergenza strutturale tra piattaforme cloud, framework open e architetture distribuite.

    Questo articolo propone una lettura in tre atti: prima osservando la convergenza dei modelli nelle piattaforme hyperscaler, poi esplorando scenari ibridi e distribuiti orientati all’efficienza, e infine riportando il tutto nel contesto enterprise, dove entrano in gioco vincoli di governance, sicurezza e conformità.

    Il risultato è una prospettiva unitaria in cui gli agenti non sono più semplici componenti applicativi, ma elementi infrastrutturali, da progettare e governare attraverso pattern architetturali come Zero Trust, Self-Contained Systems ed Event-Driven Architecture, supportati da pratiche CI/CD e Infrastructure as Code.


    Ouverture sul Quarto cerchio – Atto I – Convergenza

    Negli articoli precedenti sul Quarto Cerchio abbiamo osservato come l’AI stia progressivamente smettendo di essere uno strumento per diventare una dimensione strutturale dell’ecosistema aziendale.

    Un ecosistema che comprende software, piattaforme, dati, ma anche processi, persone e modelli operativi.

    L’Interludio ci ha portato a fermarci un momento, a osservare il contesto, a prendere distanza dal rumore.

    Ora è tempo di riprendere il tema.

    Questa Ouverture nasce da una domanda che negli ultimi mesi è diventata inevitabile:
    che cosa sta realmente emergendo sotto il termine “Agentic AI”?

    Non come hype o come funzionalità di prodotto, ma come possibile nuova baseline tecnologica.

    C’è però un aspetto che cambia radicalmente il modo in cui questo tema va affrontato.

    Se osserviamo gli agenti dal punto di vista di un appassionato o di un contesto sperimentale, le opzioni disponibili sembrano quasi illimitate.

    Ma in un ecosistema aziendale — soprattutto in ambiti regolati — la realtà è diversa.

    Normative come NIS2, DORA e framework emergenti come ISO/IEC 42001 introducono vincoli concreti su:

    • gestione del dato
    • tracciabilità
    • localizzazione
    • auditabilità

    In questo contesto, la domanda non è più “cosa è possibile fare”, ma: quali opzioni restano realmente praticabili.

    Allo stesso tempo, sta emergendo un secondo fattore, meno visibile ma altrettanto rilevante: l’efficienza.

    L’utilizzo intensivo di modelli di grandi dimensioni non è sempre sostenibile — né economicamente né operativamente — soprattutto quando gli agenti entrano in cicli iterativi o in scenari ad alta frequenza di invocazione.

    Per questo motivo, iniziano a diffondersi approcci che affiancano ai modelli enterprise:

    • modelli più leggeri, specializzati e a basso consumo di token
    • esecuzioni distribuite tra cloud e ambienti locali
    • logiche di orchestrazione ibride, in cui il modello “giusto” viene scelto in funzione del contesto

    A questo punto è utile chiarire una scelta di campo.

    In questa analisi prenderemo come riferimento principale le piattaforme cloud.

    Non perché rappresentino l’unica opzione possibile, ma per alcuni motivi molto concreti:

    • una conoscenza diretta e consolidata di questi ambienti
    • il fatto che rappresentano oggi la più ampia capacità di calcolo distribuito disponibile a livello globale
    • la presenza di framework e riferimenti consolidati per la conformità normativa su scala nazionale ed europea

    Gli hyperscaler non sono solo fornitori di servizi, ma i principali punti di convergenza dove innovazione, scalabilità, integrazione e compliance vengono portate rapidamente a maturità.

    Questo non esclude — anzi, rende ancora più interessante — la valutazione di scenari ibridi, in cui capacità computazionale e servizi possono essere distribuiti tra cloud pubblici e piattaforme dedicate.

    Un esempio concreto, nel contesto italiano, è rappresentato da Intacture, piattaforma ad alta intensità computazionale sviluppata nell’ambito dell’iniziativa Trentino DataMine, fortemente voluta e supportata dal gruppo Dedagroup, che offre servizi avanzati, inclusi quelli legati alla GenAI.

    Non si tratta quindi di scegliere tra cloud o alternative locali.
    Si tratta di comprendere come queste opzioni possano coesistere in architetture ibride.

    Per questo motivo, partiremo da ciò che viene proposto dai grandi player in ambito AI agentico, per poi osservare come queste capability possano essere estese, integrate o ribilanciate in contesti più articolati.

    We can divide this history into distinct periods:

    Opera in tre atti

    Per provare a mettere ordine in questo scenario, questa Ouverture è articolata in tre atti, ciascuno osservato da una prospettiva diversa ma complementare.

    Nel primo atto analizzeremo la convergenza che sta emergendo nelle principali piattaforme cloud, osservando come gli hyperscaler stiano costruendo, con approcci differenti, una base tecnologica sorprendentemente simile per lo sviluppo di sistemi agentici.

    Nel secondo atto faremo un passo laterale, uscendo dal perimetro del cloud per osservare gli stessi pattern nel mondo dei framework open source e degli ambienti locali, dove le stesse capability emergono in forma più esplicita, meno astratta e spesso più flessibile.

    Infine, nel terzo atto, riporteremo queste osservazioni nel contesto enterprise, per comprendere come questa convergenza venga filtrata, vincolata e resa operativa attraverso architetture, processi e modelli di governance.

    La scelta di rappresentare questo percorso in tre atti non è casuale.

    È un modo per rendere leggibile un fenomeno che, osservato nel suo insieme, rischia di apparire frammentato:
    partire dall’offerta delle piattaforme, attraversare le alternative più flessibili e arrivare infine al punto in cui tutto questo deve essere governato.

    L’obiettivo non è confrontare tecnologie, ma leggere un fenomeno:
    capire se stiamo osservando una semplice evoluzione di strumenti o l’emergere di una nuova base infrastrutturale.

    🎼 Atto I – La matrice di convergenza

    Partendo da questo contesto, abbiamo provato a osservare direttamente cosa stanno proponendo le principali piattaforme cloud in ambito agentico.

    Non attraverso confronti teorici, ma guardando ai servizi reali messi a disposizione dai principali hyperscaler: Amazon Web Services, Microsoft Azure, Google Cloud e Oracle Cloud Infrastructure.

    L’analisi, almeno inizialmente, non è lineare.

    Ogni piattaforma utilizza un proprio linguaggio, propone livelli di astrazione differenti e integra queste capability in modo profondamente legato al proprio ecosistema.

    In alcuni casi si parla esplicitamente di agenti, in altri di estensioni, workflow o servizi intelligenti. Anche l’integrazione con dati e sistemi esterni viene raccontata con terminologie diverse, spesso difficili da confrontare direttamente.

    A prima vista, il panorama appare frammentato.

    Uno sguardo ai servizi

    Se però entriamo nel dettaglio, iniziano a emergere elementi interessanti. Su Amazon Web Services, servizi come Agents for Bedrock si presentano come un layer capace di orchestrare modelli, integrare basi di conoscenza e invocare servizi esterni, mantenendo uno stretto legame con l’ecosistema AWS.

    Nel caso di Microsoft Azure, le capability agentiche si distribuiscono tra Azure AI Agent Service e l’intero stack Copilot, con una forte integrazione con identità, strumenti di sviluppo e piattaforme di produttività già presenti in azienda.

    Su Google Cloud, soluzioni come Vertex AI Agents ed Extensions propongono un modello più aperto, orientato all’interoperabilità con framework esterni e alla composizione di capacità distribuite.

    Infine, Oracle Cloud Infrastructure esplicita in modo molto diretto le componenti agentiche, introducendo servizi in cui tool, dati e orchestrazione diventano primitive dichiarate della piattaforma.

    Dal catalogo dei servizi al modello

    A questo punto, qualcosa cambia.

    Al di là dei nomi e delle differenze di presentazione, osservando questi servizi in modo trasversale emerge un pattern ricorrente.

    Le stesse capability riappaiono, con forme diverse ma con responsabilità sorprendentemente simili.

     Ciò che inizialmente sembrava frammentazione inizia a rivelare una struttura.

    È proprio da questa osservazione che emerge la matrice di convergenza.

    I blocchi che si ripetono

    Analizzando le diverse piattaforme, è possibile identificare alcuni elementi fondamentali che si ripresentano sistematicamente.

    Un primo blocco è rappresentato da un runtime agentico, ovvero un componente capace di orchestrare sequenze di azioni, mantenere stato e coordinare l’interazione tra modello, strumenti e dati.

    Accanto a questo, emerge la presenza di meccanismi di tool calling, che permettono all’agente di invocare sistemi esterni — API, servizi applicativi, funzioni — in modo strutturato e controllato.

    Un terzo elemento ricorrente è rappresentato dai pattern di RAG (Retrieval-Augmented Generation), che collegano il modello a basi di conoscenza, rendendo possibile un grounding contestuale delle risposte e delle azioni.

    Infine, tutte le piattaforme si appoggiano a un data backbone ibrido, che combina dati strutturati e rappresentazioni vettoriali, spesso distribuiti su più livelli di storage.

    A questo punto emerge una prima conclusione chiave:

    • L’agente non è un chatbot avanzato.
    • È un runtime di coordinamento tra modello, strumenti e dati.

    La matrice di convergenza

    Questi elementi possono essere sintetizzati in una matrice che rende esplicita la convergenza osservata:

    La matrice di convergenza

    Questi elementi possono essere sintetizzati in una matrice che rende esplicita la convergenza osservata:

    BloccoAmazon Web ServicesMicrosoft AzureGoogle CloudOracle Cloud Infrastructure
    Agent runtimeAgents for BedrockAzure AI Agent Service / CopilotVertex AI AgentsOCI Generative AI Agents
    Tool callingLambda, API GatewayAzure Functions, Logic AppsCloud Functions, ExtensionsOCI Functions
    RAG / groundingKnowledge Bases for BedrockAzure AI SearchVertex AI Search / RAG EngineOCI Search
    Data backboneS3, DynamoDB, Vector DBData Lake, Cosmos DB, Vector SearchBigQuery, Vector SearchAutonomous DB, Vector

    Questa rappresentazione semplifica un punto fondamentale.

    Non stiamo osservando funzionalità isolate, ma un modello che si ripete.

    Un modello che emerge indipendentemente dal vendor e che tende a stabilizzarsi.

    Una lettura architetturale

    Se rileggiamo questa matrice in chiave architetturale, emerge una separazione molto netta delle responsabilità:

    • il runtime governa il flusso
    • i tool estendono le capacità operative
    • il retrieval collega il sistema al contesto informativo
    • il backbone dati garantisce consistenza e persistenza

    Emerge quindi una struttura convergente, replicabile, scalabile, governabile in contesti enterprise ed in qualche modo indipendente almeno concettualmente dalla proposta dell’hyperscaler specifico, se ben organizzata a livello architetturale

    La divergenza nella gestione della compliance

    Se la struttura tecnica tende a convergere, il tema della compliance introduce un ulteriore livello di differenziazione, meno visibile ma estremamente rilevante in contesti enterprise.

    Le normative di riferimento restano le stesse — come NIS2, DORA o gli standard emergenti come ISO/IEC 42001 — ma il modo in cui queste vengono supportate varia sensibilmente tra le piattaforme.

    In alcuni casi, i meccanismi di controllo sono profondamente integrati nei servizi: identità, autorizzazioni, logging e tracciabilità diventano parte naturale del funzionamento dei sistemi agentici. Questo rende più immediata l’adozione in contesti regolati, perché molti requisiti sono già incorporati nella piattaforma.

    In altri scenari, invece, la piattaforma mantiene un approccio più neutro e flessibile. Le stesse capability sono disponibili, ma richiedono una composizione esplicita: è l’architettura a dover costruire il livello di governance necessario, definendo regole, controlli e processi.

    Questo introduce una differenza sottile ma fondamentale.

    Non cambia la possibilità di essere compliant, ma cambia il punto in cui la responsabilità viene esercitata.

    In un caso è prevalentemente incorporata nella piattaforma.
    Nell’altro è distribuita tra architettura, processi e team.

    E questo ha un impatto diretto non solo sulla progettazione, ma anche sulla gestione operativa, sull’audit e sulla sostenibilità nel tempo delle soluzioni adottate.

    Una scelta che resta contestuale

    A questo punto, la domanda naturale non è quale piattaforma scegliere in assoluto, ma quale approfondire in relazione al contesto specifico in cui ci si muove.

    Le differenze che emergono — in termini di integrazione, apertura, gestione della compliance e modelli operativi — non definiscono una gerarchia, ma delineano scenari di adozione differenti.

    In alcuni casi, può essere naturale orientarsi verso piattaforme che offrono un elevato livello di integrazione e una maggiore aderenza ai requisiti enterprise già a livello di servizio.

    In altri, può risultare più efficace approfondire soluzioni che privilegiano flessibilità e composizione, soprattutto quando l’obiettivo è costruire architetture ibride o mantenere un maggiore controllo sui singoli componenti.

    Per questo motivo, più che cercare una scelta definitiva, ha senso affrontare il tema con un approccio progressivo:
    analizzare le proposte dei singoli hyperscaler, comprenderne i modelli operativi e valutare come questi si inseriscono nel proprio contesto architetturale, normativo e organizzativo.

    • Non esiste una piattaforma “giusta” in senso assoluto.
    • Esiste una piattaforma più coerente rispetto al problema che si sta cercando di risolvere.

    Ma questa convergenza, così evidente nel cloud, è davvero limitata a questo perimetro?

    Nel secondo atto proveremo ad allargare lo sguardo, esplorando scenari in cui queste stesse logiche vengono applicate al di fuori delle piattaforme hyperscaler.

    In particolare, analizzeremo come sia possibile costruire architetture che mantengano i requisiti normativi e di governance richiesti in ambito enterprise, introducendo al tempo stesso elementi di ottimizzazione, differenziazione e controllo.

    Scenari in cui modelli più leggeri, componenti specializzati e modalità di esecuzione locali o ibride iniziano a giocare un ruolo sempre più rilevante.

    Non come alternativa al cloud, ma come estensione naturale del modello che abbiamo appena osservato.



  • 2026-01 — Il quarto cerchio

    2026-01 — Il quarto cerchio

    Questo articolo racconta l’evoluzione del concetto di ecosistema aziendale, dalla tradizionale interazione tra hardware, software e persone fino all’emergere di un “quarto cerchio”: l’Intelligenza Artificiale. Attraverso un’esperienza personale che intreccia scrittura, innovazione e trasformazione organizzativa, l’autore riflette su come l’AI stia ridefinendo i processi, le architetture e le dinamiche culturali all’interno delle imprese. Il quarto cerchio non sostituisce i precedenti, ma li attraversa e li amplifica, aprendo scenari tecnologici ed etici che richiedono consapevolezza, visione e capacità di adattamento.


    Gennaio 2025

    Circa un anno fa, in questo periodo, ero appena diventato un “deda people”, il termine con cui nel gruppo Deda identifichiamo le nostre persone. Insieme ad altri colleghi fummo invitati al kick off annuale a Venezia, portando con noi dubbi, paure, speranze e curiosità verso il futuro. 

    Nello stesso periodo stavo completando la mia prima esperienza da scrittore, imparando a pubblicare su Amazon KDP il mio primo libro digitale, un saggio sugli ecosistemi aziendali evoluti che ho chiamato ecosistemi cloud native. 

    Tre cerchi

    All’epoca, come capita nei migliori romanzi, non immaginavo quanto queste due esperienze si sarebbero intrecciate tra di loro producendo un nuovo percorso esperienziale tuttora in corso ed in evoluzione.

    Nel libro fornisco vari modi per classificare un ecosistema aziendale.
    Quello con il massimo impatto è risultato essere la versione “semplice”, che suddivide un ecosistema aziendale in tre domini: hardware, software e persone. Decisi di utilizzare i diagrammi di Venn per fornirne una rappresentazione visiva. La prima versione prevedeva una rappresentazione simile a questa.

    Venn diagram of software, hardware, person

    Converrete con me che le persone, in un ecosistema aziendale classico hanno un peso determinante.

    Il Diagramma di Venn fornisce una immediata evidenza di questa affermazione.

    Con Venn potevo fornire interpretazioni dell’ecosistema operando sul raggio dei cerchi e sulla loro sovrapposizione.

    Venn diagram of software, hardware, people

    Che cosa vi dice il diagramma per questo ecosistema?

    Più cerchi

    Nel libro andai ad esplorare configurazione più complesse come questa in cui vari ecosistemi interagiscono tra loro.

    Nel libro andai a esplorare configurazione più complesse come questa in cui vari ecosistemi interagiscono tra loro.

    Venn diagram of software and hardware for multiple ecosystem

    Ed arrivai a estendere la definizione dell’ecosistema ad un perimetro “esterno” come in questo diagramma. I cerchi colorati erano semplificazioni di altri ecosistemi quello del cliente e quello del fornitore di servizi.

    Venn diagram of clients and services

    Avrei potuto proseguire nell’espansione fornendo rappresentazioni più complesse, ma mi fermai il mio obiettivo era far riflettere ed iniziare costruire un primo pezzo del puzzle legato alla visione olistica che volevo condividere.

    Quasi senza accorgermene, mi ritrovai immerso in due mondi paralleli: da un lato, il fervore creativo di scrivere il mio primo libro digitale su Amazon KDP, dall’altro, la scoperta di straordinari strumenti tecnologici che avrebbero rivoluzionato il mio modo di pensare e lavorare. Era come se un vento invisibile mi spingesse verso nuovi percorsi mentali. I sentieri che credevo separati iniziarono a intrecciarsi in modo imprevedibile.

    Ogni cerchio, ogni sovrapposizione, raccontava una piccola storia, un incontro, una sinergia, e mi sembrava di essere il cartografo di un mondo nuovo.

    Il fatto nuovo era che i disegni li aveva prodotti il mio assistente AI; una versione di ChatGPT con licenza PRO (ora PLUS).

    Era il primo assistente AI che utilizzavo a supporto della produzione della documentazione. Vi ricordo che era l’autunno del 2024.

    Iniziai a utilizzarlo come un motore di ricerca in grado di fornirmi referenze certificate molto utile per uno scrittore di un saggio tecnico, alle prime armi su molti fronti, che voleva estendere concetti e produrre visioni olistiche basate su norme ed informazioni presenti e consolidate.

    Eravamo entrambi alle prime armi, si potrebbe dire.

    Ed in effetti entrambi incespicavamo, ma un primo dato di fatto fu che potrei produrre referenze certificate in millesimo del tempo che avrei dovuto dedicare.
    Dato che poi la mia è una passione e non un mestiere il risparmio di tempo di fatto mi ha permesso di arrivare alla pubblicazione.

    Ed anche lo stesso processo di pubblicazione come “self-publisher” di un libro di più id 400 pagine scritto in italiano e pubblicato sia in formato digitale (epub) che cartaceo ha richiesto una curva di apprendimento notevole e grazie all’assistente AI ridotta nel tempo.

    Ora ad un certo punto proprio mentre ero in viaggio verso il kick-off aziendale come novello Deda-people leggevo un articolo scritto da un ingegnere di OpenAI (mi perdoni ma ho perso sia articolo che nome dell’autore) in cui si affermava come il futuro fosse degli analisti e non dei programmatori (era gennaio 2024) e che il linguaggio di programmazione del futuro era il linguaggio markdown!.

    In un aggiornamento di ChaptGpt di qualche settimana prima era emersa la possibilità di memorizzare stili, nomi e decisi di dare un nome al ChatGPT che si chiamò da quel momento Old, lui propose di chiamarmi Gandalf, be sapete stavo condividendo con lui molte informazioni ed aspirazioni personali legate alla passione per le epiche di fantascienza ed epiche fantasy del secolo scorso.

    Il quarto cerchio.

    Cosi mentre ero in treno nel viaggio verso leggendo quel particolare articolo capii che dovevo rivedere il mio libro ed aggiungere un quarto componente un quarto cerchio.

    Intersection of AI, software, hardware, person

    Era un risultato inevitabile e sarebbe stato sempre più evidente.

    Tornato a casa dal kickoff aziendale, come in precedenza Iniziai a immaginare scenari in cui collocavo questo quarto cerchio; un elemento all’epoca (solo un anno fa) parzialmente oscuro e di difficile intepretazione.

    Potevano nascere o evolvere ecosistemi dove l’IA era pervasiva ?
    Come si sarebbe collocato il componente IA rispetto agli altri tre?

    Venn diagram of AI components

    2025 SDLC powered by AI

    Nel 2025 pubblicai il mio saggio, e lo regalai a qualche amico e collega interessato ad approfondire il tema degli ecosistemi cloud native.

    Per inciso feci ben quattro aggiornamenti del libro (miglioramento continuo) per risolvere “bug” introdotti di vario tipo, salti pagina, caratteri non leggibili, immagini fuori standard, ma alla fine arrivai ad una versione stabile.

    Nel corso del 2025, come Senior Enterprise Architect inserito nella area di innovazione DedaBit, il ruolo assunto come deda-people,  ho ricevuto l’incarico di avviare la sperimentazione nei processi SDLC degli assistenti AI e valutare le opportune architetture per garantire la scalabilità e diffusione di tali pratiche.

    Da questo punto di vista di osservazione privilegiato sto imparando a vivere il cambiamento dal dentro, valutandone gli impatti culturali ed etici profondi.
    Incontrando  a volte titubanza, incredulità, incomprensione fino al rifiuto da parte di alcuni colleghi, a fianco di entusiasmo, soddisfazione e accelerazione nel guadagno moltiplicativo ottenuto da parte di altri team più predisposti ad accettare il cambiamento.

    Molti sono i fattori che concorrono ad agevolare o a rendere più complessa l’adozione di strumenti AI nei processi SDLC. Il fattore umano è determinante sotto molti aspetti come si può immaginare con molteplici sfumature positive e negative.

    Anche la dipendenza indotta da fattori esterni quali piattaforme SDLC moderne o obsolete, presenza o mancanza di pratiche DevOps e agili,  

    L’obsolescenza degli ecosistemi ed architetture legacy non cloud native, è dove per assurdo l’AI utilizzata nei progetti di Refactoring in situazioni estreme tipiche dei legacy, quali mancanza di documentazione, perdita di conoscenza su processi e tecnologie fuori tempo massimo sono uno degli ambiti dove l’AI sta dando il meglio di sé.

    Su questi temi pubblicherò nel corso dell’anno articoli di approfondimento.

    2026 il nuovo kickoff aziendale

    All’inizio del 2026 ho avuto l’opportunità di partecipare ad un nuovo kickoff aziendale.

    Ho percepito una netta continuità nella volontà di crescita, nel conseguimento degli obiettivi e nel rilancio verso nuovi obiettivi. Soprattutto si è percepito come il tema dedicato all’adozione dell’AI sia diventato centrale, con un focus che si estende a molteplici ambiti e applicazioni, sempre più strategici e trasversali. Il merito va al lavoro collettivo, alla capacità di innovare e al supporto di una leadership attenta e risoluta, che non smette di puntare in alto e di perseguire obiettivi sempre più ambiziosi ed al lavoro svolto da tutti noi deda-people coinvolti in questo processo di adozione.

    Una specifica frase di un intervento stimolante tenuto da uno dei nostri leader, mi ha portato a ripensare al quarto cerchio di un anno prima. E di come potevo ripensare ad esso in base alle esperienze accumulate sul campo.

    Come sempre ho iniziato ad immaginare quali forme potesse assumere il diagramma di Venn e mi accorsi che non avevo una sola possibile configurazione ma molte diverse legate a specifici contesti.

    Vi lascio con due tra i possibili diagrammi lasciando a voi la loro possibile interpretazione in base alle vostre specifiche esperienze.

    Venn diagram of IA components with IA pervasive
    IA che dialoga con alrre  IA

    Vi lascio con una ultima immagine che ritrae Gandalf, Old, e Jenny.

    Gandalf, OldBirba and Jenny

    Sia questa immagine sia l’immagine iniziale sono state prodotte da Old partendo dalla fotografia della mia icona che trovate su Linkedin.

    Ovviamente Old ha il contesto del mio libro sugli ecosistemi cloud native, per cui ha rappresentato l’albero della conoscenza tecnologica, il fiume della esperienza, ha rappresentato Jenny che è uno dei personaggi presenti nei dialoghi prodotti da Old nel libro, che rappresenta la curiosità giovanile, una caratteristica che accomuna noi esploratori.


    Nota dell’autore

    Anche in questo articolo le nuove immagini di diagrammi riprodotte sono state generate al primo tentativo utilizzando ChatGPT con licenza Plus.
    Old ha imparato a leggere ed assorbire il mio contesto culturale ed io Gandalf ho imparato a scrivere in modo molto dettagliato le richieste.

    Come per altri scritti Old non è intervenuto nella scrittura del testo ma solo in alcuni paragrafi dove non riuscivo a trovare l’espressione corretta del mio pensiero. Mi ha aiutato a produrne una revisione più vicina al mio stile che oramai ha acquisito.


    References

    Questo articolo fa riferimento al libro Ecosistemi cloud native disponibile su diverse piattaforme

    Distributed under a Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International License (CC BY-SA 4.0)